piana di maratona

La battaglia di Maratona

Mi rendo conto che nelle menti di ciascuno di noi la parola Maratona riecheggi in accezione sportiva. Eppure in tempi antichi, in questa specifica area geografica accaddero eventi eccezionali che influenzarono il futuro del mondo ellenico, ma non solo. Scopriremo anche il motivo per cui quella lunghissima ed estenuante corsa si chiami “maratona”!

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I persiani in Attica

I persiani sotto il comando di Dati, dopo aver raso al suolo Eretria schiavizzandone gli abitanti, levarono le ancore dall’Eubea per sbarcare nella vicina Attica: precisamente nei pressi di Maratona. Il luogo di sbarco che fu prestabilito da Ippia – il quale contava di restaurare il suo potere sulla pòlis di Atene con la forza divenendo però un fedele suddito del Gran Re persiano Dario I – era pianeggiante ed esteso a sufficienza per poter schierare ed utilizzare la prorompente cavalleria persiana.

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Quindi, il 10 o l’11 settembre del 490 a.C. (o 491 a.C. ) buona parte dei 600 vascelli persiani attraccarono molto facilmente nella baia di Maratona la cui spiaggia si estende per circa tre chilometri e protetta dalle forti correnti del canale della penisola di Cinosura – così battezzata per via della sua forma somigliante alla “coda di un cane” – accampandosi nel pressi del lago Stomi per abbeverare al meglio la numerosa cavalleria.

Geograficamente, la pianura di Maratona si estende per una decina di chilometri in lunghezza e tre per larghezza, delimitata dalle alture di Agrieliki ad ovest, dal torrente Charandros a nord (che si presume scorresse parallelamente alla costa e non trasversalmente come oggi) e da un vasto acquitrino ad est; il sito prende il nome dalla parola greca marathòòn ovvero finocchio selvatico, che cresce in abbondanza nel territorio che era riservato al pascolo.

 

Nel frattempo ad Atene

Gli ateniesi, apprendendo gli eventi in Eubea che ritraevano l’assedio d’Eretria nei primi di settembre del 490 a.C. , mandarono diversi corrieri verso le pòleis che ancora libere da vincoli con l’impero persiano, tra cui Sparta, per ottenere un supporto militare, al fine di poter respingere gli invasori asiatici che non nascondevano le mire espansionistiche verso l’intera Attica (e forse non soltanto quella). Il corriere incaricato di consegnare questa delicata missiva a Sparta (rinomata per la disciplina e la professionalità dei suoi soldati) era Filippide.

Nel frattempo i dieci strateghi dell’anno ateniesi (in carica da solo un mese), tra cui Milziade e Temistocle, e i due polemarchi Callimaco e Afidna dibatterono nel Consiglio dei 500 sulle mosse migliori da seguire per battere il nemico persiano. I membri del Consiglio furono divisi, in attesa dell’arrivo del corridore, tra l’asserragliarsi sulle mura cittadine o tentare la battaglia campale. Tra le due, prevalse la linea dura antipersiana strenuamente difesa da Milziade.

Filippide, tra i migliori corridori di Atene, intraprese un viaggio, di circa 215 chilometri per giungere a Sparta e di altri 215 chilometri per tornare ad Atene. Dopo soli 4 giorni, tornato nella sua città natale, annunciò la risposta degli efori. Questi asserirono con fermezza laconica che era loro vietato, durante le festività Carnee, intraprendere azioni militari, e che pertanto potevano muoversi solamente dopo la luna piena, che sarebbe avvenuta da lì a 5 giorni. Pertanto, il giorno dopo l’arrivo di Filippide, l’esercito ateniese si mise in marcia per Maratona per attaccare battaglia.

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Le fonti sono discordi su quale strada percorse l’armata ateniese, da una parte si sostiene che abbia percorso la via più semplice, sebbene più lunga, arrivando da sud-est sul campo di battaglia; dall’altra parte si pensa che seguirono un percorso per aiutare gli eubei di Eretria in difficoltà, più settentrionale, che li avrebbe portati nella vicina Oropo (pòlis sita nel nord dell’Attica) per poi deviare, sapendo dello sbarco di numerosi nemici, a est verso Decelea imboccando la via per la piana di Maratona.

 

Quale decisione prendere adesso?

-Nell’accampamento ateniese

Giunti a destinazione, gli ateniesi si accamparono nel luogo che offriva la copertura maggiore contro la cavalleria persiana: il santuario di Eracle, coperto a nord dal bosco sacro, dai monti Agrieliki a ovest, dalla palude Vrexiza a sud e dal villaggio di Maratona a est. Una volta accampati, presumibilmente ricevettero degli ambasciatori di Dati che offrirono le condizioni di resa (come consuetudine persiana), mentre gli strateghi e il polemarco prendendo tempo, discussero su come dare battaglia ma soprattutto quando. Nel frattempo giunse a Maratona un contingente di opliti di Platea, pòlis alleata di Atene.

È interessante notare come nella compagine ateniese il potere non sia accentrato nelle mani di un solo uomo (come a Sparta ad esempio), motivo per cui la macchina bellica tende ad essere piuttosto lenta nelle decisioni da intraprendere. Infatti, il sistema militare della più influente pòlis attica era organizzato in modo tale che ciascuna delle tribù – ovvero l’unità di base che costituiva la moderna Atene composta da 10 tribù dopo le riforme di Solone – avesse un suo stratega (comandante) in capo alle truppe della stessa ed un polemarco che fungeva comandante generale.

Dunque, lo stato maggiore dell’esercito era diviso equamente in due partiti d’azione differenti: chi protendeva ad attendere i rinforzi spartani, o ad aspettare le mosse del nemico, prolungando l’attesa per lo scontro e chi intendeva cogliere di sorpresa l’avversario attaccando quanto prima. Sicuramente passarono dei giorni (alcuni riportano anche 8 giorni) prima che Milziade, promotore del secondo partito d’azione, riuscì a convincere il polemarco Callimaco il cui appoggio fu decisivo per uscire dallo stallo.

-Nell’accampamento persiano

Quei giorni furono uno stallo vero e proprio poiché anche Dati non fu intenzionato a muoversi dal suo accampamento, vuoi per la sfavorevole posizione che avrebbero dovuto occupare le sue forze per prendere l’accampamento di Milziade vuoi per la paura di essere sorpresi da sud da un eventuale contingente spartano che avrebbe stretto in una morsa, occupando le uniche strade per l’entroterra greco, l’esercito persiano. Dati comunque, secondo le fonti (assai discordi), alla fine si adoperò per seguire un piano ben specifico.

Purtroppo, abbiamo 3 mosse differenti attuate dal comandante persiano accampato a Maratona:

  1. divise le forze caricando parte della fanteria e l’intera cavalleria per prendere Atene o per intercettare gli spartani isolando gli ateniesi sul campo di battaglia, attendendo la spedizione soltanto dopo aver misurato le forze ateniesi per decidere l’esatto effettivo a cui poteva rinunciare (in questa versione dei traditori ioni avvisarono Milziade dell’imbarco della cavalleria per attaccare battaglia);
  2. decise volutamente di non aggredire gli ateniesi con la metà dei suoi uomini poiché il resto e l’intera cavalleria (sotto il comando di Artaferne) cingeva ancora d’assedio Eretria, dunque la situazione di stallo andava tutta a suo vantaggio in attesa della caduta della città euboica;
  3.  decise di attaccare l’accampamento ateniese per forzarli alla battaglia.

Le fonti tornano a concordare sulla data della battaglia, 21 settembre. I due eserciti si schierarono sulla piana di Maratona.

 

La resa dei conti

-Eserciti a confronto

I primi a posizionarsi sulla piana di Maratona furono i persiani, avanzando oltre la grande palude, con un fronte molto allungato profondo 10 file diviso tra il centro – cui prendeva posto Dati con la sua guardia personale – e le due ali. Il totale delle truppe orientali è sconosciuto, ma oscillano dalle 20.000 alle 500.000 unità, presumibilmente non erano più del doppio dei greci.

Conoscendo già la disposizione persiana, Milziade si preoccupò di un eventuale aggiramento avversario, pertanto decise di schierare un fronte analogo a quello persiano ma, disponendo di meno effettivi, molto meno profondo (soprattutto al centro che contava solamente 4 file). Lo schieramento greco vide Callimaco comandare l’ala destra (la sezione della formazione più prestigiosa) in cui militava anche il drammaturgo Eschilo, mentre gli strateghi Aristide e Temistocle comandarono il centro che insieme all’ala destra contarono forse 9.000 opliti lasciando l’ala sinistra agli alleati plateesi (circa un migliaio).

Le due armate perfettamente schierate distavano circa un chilometro e mezzo l’uno dall’altro e di lì a poco iniziò la battaglia di Maratona.

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-La battaglia campale

I primi ad attaccare furono i greci che, in formazione a falange, calcolarono bene quando lanciare l’assalto alle linee nemiche. Infatti, un buon numero di unità d’élite nemica era costituita dagli arcieri che da circa 400 metri potevano tirare con precisione ed infliggere ingenti danni prima dello scontro corpo a corpo. L’avanzata ateniese si fece molto più intensa a ridosso del nemici per arrivare quanto prima allo scontro frontale evitando il più possibile i dardi orientali.

Il confronto tra le due forze a Maratone fu molto aspro e cruento ma soprattutto equilibrato. La durezza dello scontro si percepì al centro, luogo in cui erano schierate le migliori truppe persiane contro la valida ma poco profonda falange ateniese, quest’ultima infatti assorbendo al meglio gli attacchi nemici iniziò a indietreggiare fino ad arrivare alle pendici delle alture dell’Agrieliki.

Le ali invece misero sotto pressione le rispettive nemiche fino a mandarle in rotta (la prima a cedere fu l’ala destra per mano dei plateesi) inaugurando una ignominiosa fuga che portò i soldati persiani a farsi trucidare tra la palude e la spiaggia di Maratona. Una parte però cercò rifugio sulle navi ormeggiate che diventarono oggetto di una furibonda ed intensa lotta nella quale perse la vita il polemarco Callimaco.

Dopo la definita rotta delle ali orientali, parte dei plateesi e degli ateniesi delle ali che non attaccò la spiaggia, accorse in aiuto del centro. Dati si rese conto, incalzato dal contrattacco del centro greco, che si era spinto troppo avanti perdendo contatti con le ali ormai in fuga, mostrando le spalle agli opliti greci. La battaglia di Maratona era persa e quanto prima doveva far ritorno alle navi e salpare con le truppe rimanenti.

Secondo Erodoto i persiani persero 6.400 uomini e 7 navi a fronte delle sole 192 perdite elleniche. Subito dopo la vittoria gli strateghi si premurarono di inviare un messo ad Atene con i dettagli della vittoria di Maratona per rassicurare gli abitanti a resistere in caso di assedio nemico. Qui nacque la leggenda della maratona, infatti un certo Eucle fu incaricato di portare a termine la missione. Egli coprendo il tratto Maratona-Atene di 42 chilometri nel minor tempo possibile, morì subito dopo aver annunciato la lieta notizia.

 

Fonti:

  • Le grandi battaglie dell’antica Grecia di Andrea Frediani;
  • La battaglia di Maratona della raccolta Grecia-Roma RBA;
  • Le 100 battaglie che hanno cambiato la storia di Paul Davis.

 

 

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