scontro tra flotte

La battaglia navale di capo Artemisio: il primo confronto sulle acque tra greci e persiani

Spesso la battaglia navale di capo Artemisio, intrinsecamente collegata alla battaglia delle Termopili, è scarsamente considerata, eppure è una tappa chiave della seconda guerra persiana. Riprendendo il filo con gli ultimi due articoli pubblicati (l’inizio della seconda guerra persiana e la battaglia delle Termopili) ricostruirò i passi che hanno portato a quest’avvenimento storico.

 

L’imponente flotta persiana

L’impegnativa spedizione persiana s’apprestava a lasciare l’Asia Minore per attraversare in ordine: l’Ellesponto, la Tracia e la Macedonia, la Tessaglia e la Grecia, nella quale incontrò le prime resistenze. Le forze terrestri di Serse poterono contare sull’appoggio di una flotta, dal punto di vista numerico da record; Erodoto imputa alle forze navali achemenidi ben 3.000 vascelli da trasporto (incaricate forse per il vettovagliamento della flotta stessa) e 1.207 triremi di cui: 300 dalla Fenicia e dalla Siria, 200 dall’Egitto, 200 dai greci d’Asia, 150 da Cipro, 100 dalla Cilicia e il resto delle unità furono fornite dalla Caria, Panfilia e Licia, per un totale di circa 250.000 armati imbarcati di origine prevalentemente orientale.

La flotta agli ordini di Ariabigne, Achemene, Pressape e Megabazo, dopo essere stata sapientemente impiegata per risolvere il problema logistico dello sbarco dell’esercito in Europa, proseguì quasi sempre in parallelo con quest’ultimo raggiungendo punti chiave per la spedizione come Dorisco e Terme, dopo aver superato in Calcidica il monte Athos – grazie alla costruzione di un canale, tutt’oggi esistente – nei cui pressi fu distrutta da una tempesta la prima spedizione persiana di Mardonio.

capoartemisio

La marcia dell’invasore continua indisturbata sino in Tessaglia, superata la quale, tra la Malide e la Trachide, incontrano la prima strenua difesa della Lega peloponnesiaca. Siamo nel 480 a.C. quando le forze greche tentano di resistere all’invasore orientale attestandosi al passo delle Termopili.

Eppure non fu solo quest’ultima la linea difensiva da tenere; la flotta del Gran Re era imponente e poteva colpire, con attacchi a sorpresa, in qualsiasi momento la Grecia continentale. Dunque, si pensò ad una strategia coordinata tra fronte terrestre e marittimo per tenere impegnati gli invasori, nella speranza di poter superare, sfruttando l’aspra geografia della Grecia, la flotta avversaria per poi colpire da tergo le forze terrestri persiane: capo Artemisio fu il luogo designato per lo scontro navale.

 

Un pizzico di buona sorte

A Corinto, durante le discussioni sostenute dai membri della Lega peloponnesiaca sul comando delle operazioni e sulle mosse da intraprendere, si decise che a Sparta toccò sia il comando delle forze terrestri sia di quelle navali, incaricando Euribiade come navarca (nonostante di fatto il comando della flotta ricadde sull’ateniese Temistocle). Così si pensarono a diverse zone per incastrare, annullando così la superiorità navale persiana, la flotta nemica; non considerando tutte le regioni greche neutrali o sottomesse al conflitto, come Tessaglia e Macedonia, solamente l’Eubea sembrò il luogo ideale per  tenere la linea difensiva oltre la Grecia centrale: precisamente la flotta greca si attestò presso capo Artemisio.

capoartemisio

La flotta greca, in confronto alla corrispettiva achemenide, era quasi 6 volte più piccola e nonostante ciò era la flotta sotto la “bandiera” panellenica più grande che si fosse mai vista. Nello specifico, sempre grazie ad Erodoto, sappiamo che la Lega peloponnesiaca poté contare su 9 pentecontori (provenienti da Ceo e dalla Locride) e 271 triremi di cui: 127 da Atene, 44 da Corinto, 20 da Megara, 20 da Calcide, 18 da Egina, 12 da Sicione, 10 da Sparta, 8 da Epidauro, 7 da Eretria, 5 da Trezene e 4 da Ceo e Styra, per un totale di 54.000 uomini e 4.000 combattenti tra opliti e fanteria leggera.

Poco prima che i persiani si accampassero in Trachide, un distaccamento della flotta del Re dei Re pari a 200 navi fenicie che ne costituivano l’avanscoperta, intercettarono la corrispettiva greca pari a 2/3 triremi che furono prontamente catturate insieme agli equipaggi, da questi venne fuori il piano della flotta greca.

I persiani reagirono di conseguenza: le 200 triremi della Cilicia furono incaricate di circumnavigare l’Eubea lungo la costa orientale per cogliere di sorpresa le forze navali greche da sud ancorate a capo Artemisio; il resto della flotta persiana invece si approssimò all’Eubea stanziandosi presso la penisola di Magnesia, nell’omonima regione confinante con la Tessaglia. Durante le manovre di spostamento però, gli ammiragli orientali non tennero conto delle improvvise intemperie nella navigazione, la flotta cilicia fu spazzata verso le frastagliate coste dell’Eubea in seguito a tempeste e venti mentre una sorte simile toccò alla retroguardia del naviglio principale che perse fino a 400 navi (in gran parte di trasporto) contro la costa prossima a capo Sepiade.

Questo imprevisto costò ai persiani, oltre alle perdite, 3 giorni di tempo durante sulla terraferma Serse provò a corrompere Leonida, già ben attestato sulla Porta Mediana delle Termopili. Nel frattempo i greci riuscirono a catturare 15 navi cipriote disperse dalle quali vennero a conoscenza dei piani dell’invasore.

 

La battaglia di capo Artemisio

Il primo cruento giorno di battaglia alle Termopili fu superato con successo dall’esercito panellenico, anche il secondo giorno non fu diverso. Proprio durante il secondo giorno di battaglia terrestre ripresero i movimenti militari marittimi. I vertici della flotta greca, tra cui Temistocle ed Euribiade, si riunirono durante i 3 giorni successivi alla cattura delle navi cipriote, che trascorsero nell’immobilità, per decidere se passare subito all’offensiva. Prevalse, grazie al carisma di Temistocle, la linea dell’azione. In questa giornata di battaglia navale lo scontro pervenutoci da Erodoto sembra confusionario perdendo dunque credibilità.

Sembrerebbe che la flotta di Euribiade decise di sferrare un’offensiva prima del calar delle tenebre, il che suggerisce un attacco per saggiare la forza del nemico proteggendosi dall’oscurità in un’eventuale battuta in ritirata. Lo scontro non fu decisivo ma si registrarono casi di defezione di triremi della Ionia nel fronte persiano, inoltre i greci seppero della sorte delle navi della Cilicia e non temendo più un attacco alle spalle richiamarono il distaccamento di 53 navi ateniesi ancorato nel sud dell’Eubea, che si scontrò con successo con i resti della flottiglia cilicia.

I persiani il giorno seguente attaccarono la flotta di Temistocle, decisi a sfondare il fronte marittimo vista l’immobilità (apparente poiché era già in atto l’aggiramento alle Termopili, ma questo gli ammiragli persiani non lo ignoravano) del fronte terrestre. La flotta achemenide, forte del numero, si dispose a mezzaluna (nell’immagine che segue si vede una disposizione orizzontale, ma il principio di attacco persiano è il medesimo) su una lunghezza tale da poter inglobare la flotta greca, quest’ultima si racchiuse a semicerchio (formazione di difesa detta a cyclòs) per resistere al meglio agli assalti orientali.

capoartemisio

I greci tennero questa formazione a semicerchio per via della terraferma alle loro spalle che non permetteva un facile aggiramento, nonostante ciò durante lo scontro subirono importanti perdite (circa 70 imbarcazioni) sebbene siano riusciti, grazie alla confusione dei vascelli nemici che s’imbottigliarono perdendo mobilità, ad annullare la superiorità numerica persiana.

Nell’infuriare dello scontro Temistocle seppe della sorte di Leonida, pertanto optò per la ritirata verso l’Attica, attuata nella notte subito dopo la battaglia. Dopo la disfatta di capo Artemisio e delle Termopili, la flotta si rifugiò nel golfo Saronico, nel quale si svolgerà un’altra famosa battaglia: quella di Salamina.

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