sardi

La rivolta ionica

La rivolta ionica, avvenuta agli inizi del V secolo a.C., è da inquadrare nello scenario politico dell’Asia Minore, che vide come attori i greci d’Asia e i loro dominatori: l’impero persiano. I risvolti di questa ribellione di ripercuoteranno negli anni seguenti sull’Ellade, dando inizio alle guerre persiane.

 

Un forte malcontento

Durante i regni di Ciro II il Grande e di Cambise, le pòleis d’Asia mantennero gran parte della loro autonomia – così come accadde con la dominazione del re della Lidia Creso – soprattutto dal punto di vista economico, versando occasionalmente dei tributi al satrapo della regione di appartenenza (quindi Licia o Frigia).

rivoltaionica
La Lidia

Con l’ascesa al potere di Dario I la situazione economica dei greci anatolici mutò drasticamente, egli decise per una profonda riforma del tessuto governativo ristrutturando anche l’apparato tributario. Il tributo da versare divenne regolare e decisamente più oneroso soffocando la capacità mercantile delle comunità greche; nondimeno, spesso vennero posti dei tiranni alla guida di ogni singola pòlis sconvolgendone gli equilibri degli assetti istituzionali locali inaugurando una rotta politica manifestatamente filo-persiana.

Immaginatevi di essere un mercante di ceramiche di Mileto o Alessandria che trattiene fitti rapporti commerciale con gestori di attività o semplici abitanti di Atene, Corinto o Naxos e che, in poco tempo, è costretto a subire severe restrizioni economiche che inficiano sulla capacità di generare congrui profitti. In poco tempo il malcontento in Asia minore divenne palpabile, rovesciare i governanti-fantoccio persiani per riprendere la libertà economico-politica fu la soluzione che scelsero le comunità greche in seguito all’iniziativa di un tiranno.

Quest’analisi sul benessere sociale della Ionia ad inizio V secolo a.C. è da considerare come un otre d’acqua riempito fino all’orlo mentre tutto quello che seguirà negli ultimi scampoli del 499 a.C. è la classica goccia che fa traboccare il vaso. Difatti l’insurrezione non è da ricercare in una aspirazione di totale libertà, poiché i greci d’Asia già dalla metà del VI secolo rientravano della sfera d’influenza dell’autonomo regno della Lidia sotto la dinastia dei Mermnadi.

Abbiamo già visto lo sfondo in cui nacque la rivolta ionica, adesso scopriamo l’epicentro di questa storica svolta che porterà alle guerre persiane.

 

Scoppia la rivolta ionica

Secondo quanto riportato da Erodoto, nostra fonte principale, la rivolta ionica sarebbe scoppiata in seguito alla ribellione del tiranno di Mileto Aristagora che diede l’esempio alle altre pòleis della Ionia che fecero altrettanto. Perché Aristagora decise di compiere un atto così sfrontato nei confronti del Gran Re di Persia? Sempre Erodoto, il quale non allude ai problemi di carattere economico, suggerisce l’infelice invasione di Nasso nel 499 a.C. figlia dall’ambizione del tiranno di Mileto; temendo l’ira del Gran Re quest’ultimo pensò bene di imbracciare per primo le armi contro il sovrano persiano.

Aristagora intuì che, dando inizio alla rivolta, la popolazione non avrebbe più avuto motivo di accettare un tiranno né avrebbe avuto difficoltà a spodestarlo; pertanto decise, prima di assumere atteggiamenti ostili verso Dario I, di istituire una magistratura elettiva detta isonomia o uguaglianza dei diritti, aprendo così ad una sorta di democrazia. Successivamente, verso la fine del 499 a.C., assoggettò le pòleis vicine sfruttando l’assenza dei governanti locali ancora di ritorno dalla disastrosa spedizione nelle Cicladi. Inizia la rivolta ionica.

 

Le prime mosse della coalizione ionica

Tra il 499 e il 498 a.C., il numero delle città aderenti alla rivolta crebbero per via dell’impulso dato da Aristagora, convinte di riuscire in un’impresa che somigliava molto alle guerre lampo (almeno inizialmente). Furono profusi parecchi sforzi per unire quante più pòleis sia dell’Asia che della Grecia inviando delegazioni, una delle quali contava la presenza del tiranno di Mileto in persona. Mentre gran parte della Ionia si trovò a partecipare attivamente alla rivolta ionica sotto l’egida di Mileto la Grecia continentale parve scettica a questa iniziativa: un gruppo di messi capeggiati da Aristagora tentarono di convincere le città più influenti, facendo leva ora su principi morali ora sulle ricchezze.

Dunque, accattivarsi le città con maggiori risorse era d’obbligo se si aveva intenzione di tornare in Asia con importanti rinforzi che avrebbero dato filo da torcere al contrattacco persiano. Nonostante gli sforzi, Sparta e Argo rifiutarono le proposte dei greci d’Asia. Il re Agiade Cleomene di Sparta non fu smosso dalla retorica del tiranno, preferendo una linea politica conservativa mentre Argo non accolse le richieste per via di un nefasto vaticinio dell’oracolo di Delfi.

Giunti in Attica, però, il vento iniziò a soffiare in favore di Aristagora. La capitale della regione ascoltò molto attentamente le parole del milesiano optando infine a favore sulle richieste di quest’ultimo, sebbene in diversi, come gli Alcmeonidi, non vedevano affatto di buon occhio la scelta intrapresa. Infine, di ritorno dal viaggio, si contarono rinforzi pari a 20 pentecontori ateniesi e 5 triremi di Eretria.

 

rivoltaionica
Flotta di triremi

 

Una lunga e sanguinosa guerra

Sfruttando l’effetto sorpresa nella primavera del 498 a.C., la compagine ionica sferrò un attacco deciso alla capital della satrapia regionale: Sardi. La storica capitale della Lidia era governata a quel tempo dal satrapo Artaferne che si trovò sorpreso dalla repentina invasione, malgrado ciò riuscì ad asserragliarsi insieme ai soldati che disponeva in città (lici e persiani) sull’acropoli, tenendo testa ai greci. Nel frattempo, forse in maniera fortuita, si propagò un vasto incendio nella città bassa, conquistata dai greci, che ne incenerì una parte insieme al tempio di Cibele. Di lì a poco i vertici dell’esercito rivoltoso optarono per una ritirata strategica temendo l’arrivo dei rinforzi persiani, rinunciando alla conquista dell’acropoli.

Durante la marcia, iniziata dalla ritirata da Sardi, i greci giunti nei pressi di Efeso si scontrarono a sorpresa con i temuti rinforzi del Gran Re; l’armata della lega ionica fu sconfitto, lasciando strada libera alla controffensiva di Dario I.

Nell’anno successivo (il 497 a.C.) le cose non andarono per il meglio giacché gli ateniesi e gli eretri decisero di ritirarsi dal conflitto mentre i generali persiani combattevano ardentemente per soffocare diverse ribellioni che durante quell’anno si estesero in Caria e a Cipro (teatro di una importante ma inutile vittoria navale greca su quella persiana).

L’avanzata di Artaferne in Asia aveva portato importanti risultati come il controllo su importanti regioni come l’Ellesponto, la Troade e Cipro mentre iniziava a recuperare terreno in Caria, la rivolta ionica aveva ormai perso l’inerzia iniziale e con il passare degli anni stava per essere definitivamente soffocata. Nel frattempo il leader della coalizione Aristagora trovò la morte in Tracia per sobillare le tribù locali sotto la sfera d’influenza achemenide alla rivolta (forse per alleggerire la pressione in Ionia ma il motivo preciso resta tutt’oggi discusso).

 

La fine dell’insurrezione

Il colpo decisivo alla lega ionica fu però sferrato bel 3 anni più tardi poiché i persiani dovettero ricostruire la flotta persa a Cipro e riaddestrare un nuovo esercito capace di prendere le pòleis sulla costa, viste le pesanti perdite subite durante gli anni di combattimento in Asia. Nel 494 a.C. vi fu la battaglia risolutiva, a Lade (vicino Mileto) le imponenti forze navali ioniche e persiane di scontrarono decretando la vittoria dei secondi, che corruppero le navi di Samo indebolendo il fronte nemico. Dopo la vittoria via mare, non restava altro che occupare la capitale della rivolta ionica. Il trattamento riservato a Mileto fu durissimo, la città fu distrutta e gli abitanti furono condotti in schiavitù.

 

rivoltaionica
Scenario della battaglia di Lade

 

Eppure nonostante il triste epilogo della vicenda le città greche ottennero qualcosa di positivo. Ad opera di Artaferne fu concessa loro una “libertà” economica simile a quella che godevano prima del regno di Dario I, fu anche implementata l’istituzione di procedure arbitrali per le contese cittadine. Alla fine dei conti i persiani pensarono bene che per evitare un’altra rivolta ionica fosse meglio salvaguardare il benessere delle collettività locali.

 

Fonti:

1 commento su “La rivolta ionica”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *